in programma

dal 12 Maggio 2017
al 26 Novembre 2017

Barbed Circle

scultura di Harry Schaffer/Swisse

Il “Cerchio” è una figura metaforica che esprime il tema dell’esclusione, un tema che domina l’attuale clima politico e sociale. Ciò include, tra l’altro, non solo le crisi dei rifugiati, la costruzione di mura, fisiche o geopolitiche, in tutto il mondo, che si verificano immediatamente, ma anche da una prospettiva storica, dei movimenti politici che conducono e Hanno portato ad inimicizia e alla guerra.

Tuttavia, l’artista desidera presentare un’icona evocativa che, oltre ad essere un oggetto esteticamente gradito, un brillante e bellissimo anello, offre anche un percorso di fuga, un modo per liberare dall’oppressione e dalla sofferenza. In questo senso, la scultura rappresenta la resistenza e può mettere in mente, ad esempio, il soldato in fuga al Checkpoint Charlie, ricordandoci che attraverso la speranza, l’arte, l’unità e l’amore possiamo superare la violenza della tirannia.

Come svizzero, egli desidera portare alla nostra attenzione la grande tradizione umanitaria della sua patria come un rifugio per gli oppressi, in particolare nel recente passato, che ora è sopraffatto dalla crescente paura dell’infiltrazione straniera, un’ansia profonda Che i popoli indigeni stanno per essere privati ​​dei propri giardini.

Il lavoro, costituito da un anello di 10 chilometri di filo spinato, con un diametro di 2,5 m. dal peso di circa 1,2 tonnellate, si trovaall’aperto.  Il cerchio è uno dei simboli universali dell’arte umana, ma anche uno dei più ambigui, se non contraddittori, a seconda di una miriade di contesti e di significati culturali condivisi. È subito un’immagine di completezza e completezza, amicizia e apertura, anzi, di amore universale, spirituale e personale (pensa a Stone Henge o all’anello di nozze), ma qui, in netto contrasto, c’è il materiale del filo spinato, che può ferirsi e rifiutare, un segno di ripudiamento e ostruzione, di ostilità e di esilio. L’artista vorrebbe sfruttare questa ambivalenza o interazione di significati contrastanti nella mente dello spettatore e promuovere un complesso processo di integrazione e armonizzazione. È attraverso il paradosso che troviamo la verità e in antitesi troviamo la sintesi.

Harry Schaffer, nato nel 1963 in Svizzera, ha lavorato per oltre 30 anni come scultore, utilizzando materiali e forme diverse in ambienti naturali. Le sue opere si trovano in molti paesi, tra cui Germania, Francia, Italia, Polonia e Stati Uniti. Ha spesso lavorato in stretta collaborazione con l’artista tedesco-francese Wolf Warnke. Il lavoro di Schaffer può essere posizionato saldamente nei movimenti artistici associati alla Land Art, in cui il paesaggio e l’opera d’arte sono legati, in cui la scultura non è semplicemente inserita in un paesaggio ma il paesaggio stesso è una parte essenziale della sua creazione . Il suo lavoro tende sempre più verso la Minimal Art, per cui materiali naturali, acciaio, legno o granito, spesso sotto forma di cerchio, quadrato o cubo, vengono collocati in un luogo all’aperto, un intervento di coscienza umana nell’ambiente naturale.